COSMO BLUES HOTEL



lunedì, ottobre 30, 2006

 

perchè certe cose non cambieranno mai

postato da oltrenauta | 18:05 | commenti (1)

 

adesso la stanza ha tutte queste fatiche

per me, tutti questi buchi

e me ne rendo conto

che l'esistere non è semplice essere

è stare nel puro atto

è il resto delle stoviglie, di là

ammassate, che sembrano gli ultimi giorni

come un istante di teatro

nel pieno

 

"L'esperienza della pioggia" St. Lorefice, Campanotto Editore

postato da oltrenauta | 11:43 | commenti


domenica, ottobre 29, 2006

 

postato da oltrenauta | 11:53 | commenti (2)


venerdì, ottobre 27, 2006

 

Solo due cose sono infinite: l'universo e la stupidità umana e non sono sicuro della prima.

(Einstein)

postato da oltrenauta | 23:02 | commenti (3)

 

Nota su "L'esperienza delle pioggia", pigiate qui

Una lettura a Dicembre, a Morbegno(SO), in Valtellina. Lettura sperimentale, con la partecipazione di questo artista che si occuperà di suonare nel mentre. Lui direbbe un concerto sperimentale con questo poeta che si occuperà di leggere nel mentre. Stima reciproca.

Altre letture in arrivo.

 

eccomi qui, alle corde

eccomi qui

eccolo qui, l'incostante

eccolo qui

 

mi chiedo se il mio caso commuove

se i puri sono fatti così

mi chiedo s'è per non restar soli  che stiamo vicini

vicino così...

 

Per niente accomodante (Tirlindana) da "Umorale"

postato da oltrenauta | 11:48 | commenti


giovedì, ottobre 26, 2006

 

Presto un'intervista ad un Cantante.

Presto un'intervista ad un Poeta.

Presto una lettura mia.

Presto anche un po' di silenzio.

 

il legame se è intenso

non vuole parole

non reggo lo sguardo

di chi mi accusa ridendo

non porto una croce

sono un fortunato

e c'è chi già lo dice

non reggo lo sguardo

di chi ha già pianto tanto

 

"Per niente accomodante" Tirlindana

postato da oltrenauta | 15:44 | commenti


mercoledì, ottobre 25, 2006

 

grande canto del cigno di una grande band

"Bahamas" Ritmo Tribale

postato da oltrenauta | 11:38 | commenti


martedì, ottobre 24, 2006

 

L’animo, folle, aspira

a opporsi al flusso della materia.

La mente è materia, conosce

l’inarrestabile corso e gioca

fino alla fine.


L’assedio, la malattia, i tanti nomi

usati per quelle poche azioni,

mentre il vento spirava e portava via

la voce dei feriti e dei moribondi.

Il luogo del farsi male si pulirà

con il cielo azzurro.

Finirà l’assedio.

 

"Una Comunità degli Animi" Ed.Mondadori 

(Cesare Viviani)

postato da oltrenauta | 00:40 | commenti (3)


domenica, ottobre 22, 2006

 

Nato in mezzo al niente, onesto bianco e rosa
ho campi bar e nebbie, con dentro un campanile
ho pagine pagine e pagine di lunga tirannia

Nordest Cowboys (Estra)

postato da oltrenauta | 13:12 | commenti


sabato, ottobre 21, 2006

 

intervistando:

Gatto Ciliegia contro il Grande Freddo

Milaus

Klimt 1918

Novembre

Devics

 

ne stanno arrivando altre...

postato da oltrenauta | 20:18 | commenti

 

Rassegna interessante qui

Magari un salto lo faccio.

postato da oltrenauta | 16:00 | commenti


venerdì, ottobre 20, 2006

 

Anche sul trono più elevato del mondo si é pur sempre seduti sul proprio sedere.

(Montaigne)

postato da oltrenauta | 11:37 | commenti


giovedì, ottobre 19, 2006

 

Feel the sound, that shine
So feel that sound liquefying
Hear your sough in time
So hear the sound that survives

Two (Motel Connection)

from the album "Give me a good reason to wake up"

postato da oltrenauta | 13:15 | commenti (4)


mercoledì, ottobre 18, 2006

 

Nel 2007 usciranno una raccolta di racconti ed un romanzo; dopo  "Cosmo Blues Hotel" e tutto quello che ne è seguito, il viaggio nella narrativa continua.

Manca poco, dunque...poi, dipende sempre da tempi editoriali, ripensamenti, convinzioni, previsioni meteo, nomadismi vari.

p.s. la poesia continua il suo corso. comunque.

postato da oltrenauta | 10:21 | commenti (2)


martedì, ottobre 17, 2006

 

Quando il tempo a Milano è bello, non possiamo dare torto a Manzoni, specialmente a primavera. Il sole t'infilza facendoti sentire un rettile tropicale, ma all'ombra hai più freddo di una quaglia in Patagonia. È il periodo in cui da tutte le parti i milanesi tirano su col naso. È un fiorire di fiori e influenze, vecchi baüscia che sputano entità giallastre sul ciglio dei marciapiedi, cani che fanno pipì e popò dove sei passato e dove passerai. È allora che la popolazione di questo racconto si sveglia. Il Nonno stava viaggiando tranquillo sulla sua 500 sporca, con l'autoradio spenta.
I suoi amici, pur di avere musica quando erano in macchina con lui, ne avevano rubata una da qualche parte, ma il Nonno la teneva spenta, perché il frastuono della macchina impediva alle orecchie di afferrare qualsiasi cosa chiamata musica. L'accendeva per cortesia. La stazione Centrale ultimamente era una specie di Esposizione Universale e il Nonno amava girellare fra i furgoncini degli ucraini, che armeggiavano nella loro strana lingua in mezzo a galline starnazzanti e scatoloni; si fermava a fare due parole con i barboni e scroccava le loro sigarette, perché erano le migliori; passava in rassegna gli slavi disperati, che bevevano vino acido in cartoni già dal mattino; lanciava uno sguardo sfuggente ai vari magrebini, pakistani, e marocchini che si salutavano con calore e fratellanza in mezzo a tutto quello schifo; finiva a fare due parole con Buba il nigeriano, sempre più nero e imponente, preso dalle sue bellissime ragazze; oppure andava dalla farmacista, che più di tutti ne aveva viste. Betta la farmacista eritrea.
- Nonno, che fai in giro? - Aspetto. Aspetto Audrey. - La tesi? - Io la chiamo ipotesi, per ora... - Audrey? - Sta bene, ma l'ultima volta ci si è rotto. - Hai bisogno di pillole? - E perché? Tanto è sterile. - Mi dispiace. - Ma va là, è molto meglio così. Niente marmocchi, neanche dagli altri, se ce li ha. Audrey stazionava sulla banchina del metrò. Aveva appuntamento col Nonno a Centrale, in farmacia da Betta. Era vestita di pelle nera, come sempre. Il cuoio le fasciava il culo in modo stupefacente Lunghi capelli neri lucidi, il taglio degli occhi un po' orientale nascosto dagli occhiali da sole. Stivali neri. La pelle nera rifletteva la luce al neon. Due labbra carnose come un cactus, naso dritto e delicato.
Pelle bianco stupefacente. Audrey amava il metrò, amava stiparsi nei vagoni carichi di gente, specialmente quelli della linea verde, che serve l'hinterland e puzza di vagone bestiame ancor prima di metterci piede. Audrey stava per salire nel suo paradiso maleodorante quando una mano la prese per un braccio e la fece voltare: un tossico le stava puntando una siringa ad una guancia e farfugliava qualcosa. La popolazione metropolitana scendeva dai vagoni e li osservava di sottecchi con timore, nessuno chiamò un controllore. Passavano tutti a fianco. Il tossico era un po' stupito. Sudava. Audrey restava impassibile dietro i suoi occhiali da sole. Il tossico sognava di costringerla ad un rapporto orale. - Dammi i soldi o ti incido - farfugliò - Sono tossico, sono scimmiato e sieropositivo. - Che banalità.
- Che cazzo dici brutta troia! Ti pungo troia! - Prima hai detto che mi incidevi. In realtà vuoi che ti spompini, ma non hai il coraggio di chiedermelo. - Come lo sai? - Ti si vede in faccia. Sarà stata l'emozione, l'astinenza, non si sa, ma il tossico ci pensò un po' e di colpo avvertì tutta la stanchezza del braccio alzato con la siringa. Tenere stretta Audrey, che peraltro non si muoveva, diventava sempre più difficile. Cadde a terra come una boccia. Arrivò un altro convoglio e la gente scese sempre più numerosa. Audrey senza dire una parola rivoltò il tossico sulla schiena e lo riempì di calci in mezzo alla ressa che faceva fatica a salire e scendere dai vagoni. Alla fine salì anche lei.
Un bambino aveva assistito alla scena e ora la guardava impietrito. - Che cazzo guardi stronzetto? La mamma lo fece girare: - Che cazzo guardi? Lascia stare la signorina.

Se invece state camminando nelle sporche viette di P.ta Venezia, potreste imbattervi in altri due tizi, che di nome fanno Gadda e Gin. Non cercateli nei crocchi di vecchietti simil-mafiosi che contrattano in mezzo alla strada, non sono i commessi smorti e impauriti dei negozi, e neppure quei due edicolanti che, a poca distanza l'uno dall'altro, posseggono la più completa Treccani del porno a Milano. Infilatevi in queste strade farcite di macchine e cacche di cane, odori rivoltanti che salgono fino al tetto dei vecchi palazzi. Da lontano udirete la stanca frenesia di C.so Buenos Aires, in forma di vibrazioni fastidiose. Il cielo azzurro si vede a malapena fra i tetti di questo suk decrepito, senza canti e senza tappeti.
C'è una perenne, vaga idea di umidità e oscurità. Se poi mi dite che oggi passavate di lì e siete stati travolti da due ragazzi che non badavano a nulla di ciò che vi ho elencato, siete incappati proprio in Gadda e Gin: scappavano abbigliati come panzerotti appena fatti, uno grigio e uno bianco, il cappuccio della felpa larga calato sulla testa quasi rasata, calati pure gli occhialoni scuri con cui spaventano tante vecchiette. Dietro a loro, ad una discreta distanza e anch'essi alle prese con la merda sotto le scarpe, una ventina di arabi in caffettani sgargianti che parafrasavano a Gadda e Gin alcune loro poesie in un italiano, dobbiamo dirlo, ancora incerto. D'altra parte che fareste se un bel giorno scopriste che qualcuno vi sta scrivendo con la vernice ALLAH CULO sulla vetrina della macelleria? Gadda e Gin scappavano a gambe levate con un sorriso compiaciuto, ma non troppo convinti del futuro: degli arabi alle loro spalle sentivano l'ansimare da Marlboro fumata a metà, le scarpe scricchiolanti, le grida, minacciose man mano che divenivano incomprensibili.
Specchietti divelti alle macchine li superavano come stelle cadenti. - Vi incaprettiamo bastardi! - urlavano. Gadda e Gin scoppiarono a ridere e col grido più gioioso all'unisono cantarono: - ALLAH CULO! - Andate a bestemmiare il vostro dio, figli di una cammella appestata! - Compro madre vostra per zoccolo di dromedario e fare voi tanti fratellini! - Di qua! - urlò Gadda. - Ma quanto corrono questi stronzi in gonnella?

 

tratto da "Il sottile respiro elettrico di Milano" Edizioni Clandestine (2004), di Alessio Odini

Finalista al Premio Tondelli 2006

postato da oltrenauta | 11:34 | commenti (1)


lunedì, ottobre 16, 2006

 

pare sia andata bene...il Cosmo Blues riapre a giorni.

 

Sciur capitan, varda scià la mia mann
ho cupaa un'umbria la nocc de capudann.
L'è sta pussè facil che stapà una buteglia,
ma de un culp de s'ciopp in crapa
gh'è nissoen che se sveglia.

Sciur capitan, ho cupaa una persona
so mea se l'era grama, so mea se l'era bona.
M'han daa mila reson, en trovi ne'anca vuoena.
So che me manca el mè fiò,
so che me manca la mia dona.

Sciur capitan, questa che l'è la verità,
adess ghe n'ho piee i ball, Giovanni el turn a cà.
Sun sempru staa ai tuoi urdini,
e t'ho mai tradì,
però questa sira questa guera m'ha stufì.

Sciur capitan, questa che l'è la verità:
adess ghe n'è pien i ball,
Giovanni turna a cà.
Se te voret scriv, te regali la mia pena,
se te voret sparam, questa che l'è la mia schiena.

Sciur capitan, verda te che irunia:
la giacchetta insaguinada pudeva vess la mia,
bastava che incuntravi un bastardo come me,
invece che incuntrà quel poor ciful là de lè.

Sciur capitan, me paar de vecch frèc,
la guera la finiss mai,
me par de vegnì vecc.
Crepum in divisa, vemm a cà in una bandiera,
e lassum che la moort la vaga in gir in canutiera.

Sciur capitan, varda questi mè occh,
e sto paees draa là giò in ginocch.
Semm che a curaa el cunfine
e pensum de vess fort
ma el sèmm che per crepaa
ghe voer mea el pasaport.

Sciur capitan, questa che l'è la verità,
adess ghe n'ho pien i ball,
Giovanni turna a cà.
Sun sempru staa ai tuoi urdini
e t'ho mai tradì,
però questa sira questa guera m'ha stufì.

Sciur capitan, questa che l'è la verità,
adess ghe n'ho pien i ball, stasira turni a cà.
Se te voret scriv, te regali la mia pena,
se voret sparam, questa che l'è la mia schena.

Sciur Capitan (De Sfroos)

postato da oltrenauta | 11:31 | commenti (4)


mercoledì, ottobre 11, 2006

 

Se mi andrà bene, bene. Se non mi andrà bene...bene lo stesso, anche se il Cosmo Blues non riaprirà più; è stato un piacere badare a questo vecchio Hotel.

Adesso non è importante sapere dove, come, e forse nemmeno perchè...questa è un'altra storia.

postato da oltrenauta | 18:04 | commenti


martedì, ottobre 10, 2006

 

i più importanti rivenditori in rete di Libri fanno promozione...

state cercando un libro?

potrebbe essere una buona occasione...

io, di solito una capatina la faccio sempre, buona lettura.

IBS

BOL

UNILIBRO

LIBRERIAUNIVERSITARIA

postato da oltrenauta | 14:09 | commenti


lunedì, ottobre 09, 2006

 

un racconto inedito qui

e presto uno qui

"Tempo Scaduto" AA.VV.   Edizioni Eumeswil

postato da oltrenauta | 10:01 | commenti


domenica, ottobre 08, 2006

 

Sono ormai tre settimane che non sento più il bisogno di chiamarti, e credo che il ricordo mi basti.

Ho il mio cono d’ombra.

La macchina mi basta.

Non è la strada che importa, non sono i semafori che bene o male cambiano colore per non incasinarti la vita.

Non sono i silenzi fra le canzoni di questa cassetta che non ricordavo d’aver registrato.

Mi sto spezzando troppo in fretta, non sento il suono.

Non riesco a tenere il tempo, un tre ottavi sincopato che mi porta via.

Poi la tua voce.

Una donna.

E forse mille altre che si sovrappongono.

Ricordano un me stesso che non ha voglia di luce.

Un sapore complesso di baci, sesso e voglia estrema di correre.


"Cosmo Blues Hotel"  Edizioni Clandestine

postato da oltrenauta | 01:42 | commenti (4)


venerdì, ottobre 06, 2006

 

state ascoltando "Cosmo Blues Hotel"

interpretato da Ivo De Palma

postato da oltrenauta | 19:03 | commenti (9)

 

bella iniziativa qui

postato da oltrenauta | 18:11 | commenti


giovedì, ottobre 05, 2006

 

Grande Album. Una chitarra classica a 12 corde, e solitaria.

"Time Line" Ralph Towner

postato da oltrenauta | 09:16 | commenti (1)


martedì, ottobre 03, 2006

 

stato di bouleversement

postato da oltrenauta | 09:45 | commenti (1)


domenica, ottobre 01, 2006

 

Tra noi la voce non
conduce e arriva, come
phon dentro l’acqua,
ma si ferma come
d’interruttore,
acceso o spento
a casaccio. Noi due
siamo un paese
sotto embargo,
che vive di parentesi e
silenzi, di blackout,
sì che quando la luce poi
ritorna, noi ci si è già
dimenticati cosa dire.
 
© 2004, Elisa Biagini
From: L’Ospite
Publisher: Einaudi

postato da oltrenauta | 06:13 | commenti (2)

 


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