mercoledì, giugno 30, 2004
I know now that the underground is incalculable.
To describe it we rely exclusively on tones, sounds, rhythm and pure instrumentality.
Absolute music.
This city is still a stranger to me.
Beyond the order of words.
ci sono queste persone che corrono
una fermata poi l'altra
che non ti basta il fiato
io apro la bocca
e la tengo ferma
forte
coi denti tutti li
a consumare la lingua
e me la mangio tutta
senza scuse
questa voglia di correre
con le mani in tasca
perfettamente immobili
over thinking, over walking separates the pain from the mind
my intuition leaving colors behind
feed my will to feel the moment of another kiss
reaching out to embrace my confusion
take what you need
then go
got nothing left to scream
drawn beyond the lines of passion
quando esprimo in un solo gesto tutta la mia precarietà
i sentieri consumati
le origini interiori del mio essere di corsa
quando alle 4 del mattino vedo un altro me
quando osservo la gente che passa
solo perchè lo sfondo sta nascosto appena dietro
-sight people walking- da "Budapest Swing Lovers"
Vergine(23/8-22/9): Assilli quasi svaniti per tutti. Nessun rischio di solitudini metropolitane e di malinconie. Intelletto non solo lucido ma anche danzante, pronto alla contact improvisation come al più rallentato, morbido tai chi. Transiti distensivi, ma non negligenti. Disegni d’amore prendono forma per più d’uno, forzando la tendenza antica alla prudenza. Isolate eccezioni dovute a una quadratura di Venere appena ansiosa (per i nati tra l’1 e il 3 settembre) vi limitano a minor brillantezza, senza sfumature preoccupanti. Anche l’opposizione di Urano (nati tra il 28 e il 30 agosto) è meno imperativa e assillante. Felice la programmazione delle vacanze, con scelte, anche di socialità, senza rischi di errore.
Fonte: D(la Repubblica delle Donne) “inserto” del quotidiano La Repubblica.
Sfoglio D giusto per sfogliarlo, e giusto perchè me lo danno…di solito lo sfoglio in fretta…mi fermo poco o mai all’oroscopo….
Comunque, dopo la lettura di questa profezia(per quanto riguarda il mio segno, io sono nato il 7 settembre 77 alle 7 del mattino…), mi sono sentito schiacciato dalla quadratura di Venere, ed infastidito dall’opposizione di Urano( che tra l’altro è il pianeta che mi smarona di più, un’antipatia a pelle) e con un pragmatismo che molti non considerano proprio di un vergine, che in certi aspetti sfocia in una visione Kantiana della vita ho esclamato, grazie al mio intelletto danzante: “Ma vaffanculo.”
Che tanto in vacanza non so ancora dove cazzo andare…(dal 26 Luglio al 9 Agosto)…che la socialità in questo periodo è una cosa incasinatissima…che l’intelletto lucido(vabbeh qui mi viene da ridere)….che i disegni d’amore stanno venendo in bianco/nero…
Oggi esco 10 minuti, poi rientro, e vedo che succede.
Fra 5 minuti D finisce nella spazzatura, unica profezia possibile e certa.
un cocktail all'arancia
un tono acceso da abbinare al silenzio
Andare oltre, e cercare...senza un motivo apparente...cercare...per dare un senso, o forse aspettare...che qualcuno prima o poi arriva a farti cambiare idea. Che le parole a volte riempiono un silenzio, ma gli occhi no...piove.
molte parole sulle pareti di questa stanza
alcune hanno cominciato a scendere
sul pavimento
sedermi in un angolo ad aspettare
riscrivere il fondo dei miei sentimenti
-da "Budapest Swing Lovers"-
Comunicazione: in questi giorni sono stato assente…per casini vari…comunque ho da dirvi che il prossimo libro sta cambiando pelle…”Cosmo Blues Hotel” sta mutando…la consegna all’editore sarà ritardata…alcuni racconti spariranno ed altri saranno più lunghi…la data di pubblicazione rimane(per ora) Novembre.
Invece, parlando di “Budapest Swing Lovers”, ho la conferma della recensione che apparirà su Daemon (rivista presente nel circuito Feltrinelli), su Container e sul Foglio Letterario…altre sono in arrivo…
mercoledì, giugno 23, 2004
Non domandarci la formula che mondi possa aprirti,
si qualche storta sillaba e secca come un ramo.
Codesto solo oggi possiamo dirti,
ciò che non siamo, ciò che non vogliamo.
-E.Montale-
domenica, giugno 20, 2004
Oggi penso soltanto a me. Solo ed esclusivamente a me, niente parti di cuore in gioco, un sano egoismo. 5 minuti d'esenzione dall'universo.
I'm wide awake, I'm not sleeping.
Just this, today.
The poetry that comes from the squaring off between,
And the circling is worth it.
Finding beauty in the dissonance.
Uno sputo, i calzini e le scarpette...povera nazionale. Uno schiaffo in faccia a chi si spara 8 ore di fabbrica ogni giorno, per 900 euro al mese.
A lavorare nelle voliere degli "pterodattili dissenterici", li manderei. Cazzo.
Vergogna. Fighette.
Scusate, ma quando ci vuole...ci vuole.
Parlando d'altro, vaffanculo al caldo che mi ha fritto la macchina e "Binaural" dei Pearl Jam.
mercoledì, giugno 16, 2004
different lips
scars of cold kisses
dancing confusion on your endless shimmering glissandi...
I guess is what you wanted
I guess is what you had in mind...
cold silence has a tendency to atrophy any sense of compassion
between supposed lovers
between supposed brothers
And I know the pieces fit.
ultimo estratto da "Cosmo Blues Hotel" in uscita a Novembre...ci saranno 22 racconti...e 4 sono pubblicati su questo blog...buona lettura...
(Date rape drug)
Un suono di sax ed il bicchiere.
Il semplice residuo di J&B, la mattina dopo.
Momenti tirati, la pelle ha descritto tutto ormai.
Il sapore rimane intenso, le dita hanno ancora espressività.
Il mal di testa è più forte, sul fondo ci sono alcune immagini.
Le ho perse ritrovando me stesso, le unghie affondano in superfici troppo morbide.
Guardare le mani e ripresentare il conto dei miei forse, creare spazi ordinati fra gesti e pensieri.
Ascoltare il sistematico senso di disturbo.
Equilibrismi da insofferenza.
Una voce che appena accenna parole, non ne ho bisogno ora.
Troppi forse, troppe pause, un eccesso di non-identità che scivola lungo la superficie opaca.
Un ipnotico senso di benessere in ogni goccia; poco ne rimane.
Stringevo forte gli occhi per non perderli, ricordo di aver camminato per strada.
I lampioni sembravano neri, le persone sole.
Credo di aver fissato a lungo il traffico,immobile, aspettando il 93.
Seguivo semplicemente il ritmo, un dispersivo ritmo interiore.
Mi ero seduto a terra appoggiando la fronte alle ginocchia, troppi brividi, troppi momenti di lucidità contemporaneamente.
Mi ero seduto , non sapendo neanche dove.
84 fottutissimi franchi per una bottiglia di J&B.
Riprendevo ogni passo dove il respiro si fermava.
Cercavo un parcheggio in terza fila e non ero neanche sicuro d’essere in macchina.
Volevo arrivare dove potevo e conquistare più terreno ancora.
Riuscivo a prolungare le note con facilità, le curve mi risultavano morbide.
Avevo preso il treno per la banlieue, ed ero arrivato in anticipo.
Ho cercato un motivo, ma il senso francese delle cose era troppo al confine per me.
A Milano dovevo arrivare prima, avevo davanti una puttana ed un ladro di macchine.
Lei quasi nuda, l’ho rivista molte altre notti, sfregiata.
Lui in fuga, solo una volta ci siamo incontrati.
Più luoghi contemporaneamente, un biglietto del treno, due del metrò, un libro ed una maschera.
Non bastava correre, la stazione di Milano era deserta.
60000 lire per dormire in un bed and breakfast, ho pagato e sono tornato la mattina a prendere i bagagli.
Urlavo seguendomi, poco dopo era Febbraio.
Un freddo cane, ho fatto una foto vicino alla statua lungo il Danubio.
Ho ballato la csàrdàs con una ungherese che mi chiedeva se gli italiani erano tutti fascisti.
Continuavo a rispondere che non mi ricordavo, ed era vero.
Poco oltre un poeta, seduto, che aspettava l’ultimo metrò per Jaurès.
Parigi aveva una vernice lontana sui tetti.
Le istantanee si seguivano, sfuocavano.
Il contrasto era forte, poi sfumato.
Rigato.
Liquido.
Le mani avevano finalmente spessore, capacità di limitare la pioggia.
Capacità di aiutare la pioggia.
Un film con lo schermo diviso in quattro parti, quattro azioni differenti, non so neanche se l’abbiano trasmesso in Italia.
Sono andato a letto con tutte e quindici quella notte, ho baciato le altre sette.
In un pub, buttato al bancone.
Un tizio che mi parlava di Billy Idol, di quando era il chitarrista dei Sex Pistols.
Ero proprio al limite, non riuscivo ad urlargli che era una stronzata colossale.
Ancora alla fermata degli autobus, alzavo appena la testa dalle ginocchia.
Ricordo che la pioggia mi rendeva più semplice, più accettabile.
C’era un accordo tra me e quella notte.
Sapevo che sarebbe venuta a prendermi, da qualche parte.
Avevo trovato parcheggio in terza fila, le mani congelate.
L’autoradio mandava“Riders on the storm”dei Doors.
All’angolo c’era una gigantografia pubblicitaria.
Sfondo blu, un’immagine sfuocata di città, una scritta: Date rape drug.
Ricordo di aver visto una ragazza nuda.
Era bella.
Era sfregiata.
Credo d’aver letto le ultime pagine del libro quella notte, o forse una qualsiasi altra.
La maschera non l’ho più tolta.
I biglietti li ho persi da tempo.
I will work to elevate you just enough to bring you down.
But I'm so comfortable... Too comfortable.
It screams from deep beneath the endless water.
So smell my soul burning.
I'm naked and fearless.
Euphoria.
I hope it sucks you down.
Wear your grudge like a crown of negativity.
Calculate what we will or will not tolerate.
Desperate to control all and everything.
Unable to forgive your scarlet lettermen.
domenica, giugno 13, 2004

cambia l'angolatura
troppi effetti di messa a fuoco
mi sono alzato
dietro potresti ancora stare a guardare
svuotando il portacenere
sei solo un aspetto
uno dei riflessi sul vetro
controluce il contorno cessa di essere limite
(Suicidal last poem) da "Prossima Fermata Nostalgiaplatz"
graphic work by Exposure
9:10 del mattino...Domenica...dormo. La vicina di casa piazza a volume altissimo una tribuna elettorale...9:10 e 38 secondi---contromisure: accendo d'istinto Mtv a volume altrettanto alto...convinto di beccare qualche stronzata...invece salta fuori Caparezza...la vicina spegne la televisione. Io la lascio accesa.
Intanto "Budapest Swing Lovers" sta andando forte, e visto che è uscito da un mese...beh sono contento.
"Prossima Fermata Nostalgiaplatz", uscito due anni fa, è rientrato al quinto posto delle vendite della Ed.Clinamen...e sono altrettanto contento.
Oggi un mio collega francese ha fatto il fenomeno...mentre io mangiavo tranquillamente un pain au chocolat(preso alla boulangerie dell'angolo), lui (il fenomeno) si beveva tranquillamente una tazza(dimensioni tazza da caffè/latte) di cappuccino con (attenzione!!!) un bicchiere di MOSCATO.
Roba da non credere.
I francesi hanno lo stomaco piombato.
tutte le cose sistemate davanti a me, per mettere ordine, per osservare il lato reale;tutte le cose sistemate davanti a me, per lasciarle li, senza ordine....on a jazz mood...this night I introduce myself to my own feelings...
oggi mi è arrivato un sms dal ministero...che mi ricordava di andare a votare...come e quando...credevo che il mio cellulare fosse immune allo spamming elettorale...ad ogni modo eserciterò il mio diritto di voto...eccome se lo eserciterò...devo solo scegliere il meno peggio.
I racconti che ho "pubblicato" sul blog saranno in "Cosmo Blues Hotel" Edizioni Clandestine, in uscita a Novembre. Si tratta di una raccolta di 22 short tales..lo stile sarà poi quello che avete letto fino ad ora...con questa precisazione si conclude la "pubblicazione inediti selvaggia". A Novembre dunque.
Grazie a tutti per i positivi commenti, veramente.
ultimo atto della fase "pubblicazione inedito selvaggio" da "Cosmo Blues Hotel" sempre in uscita a Novembre
(Working Class Supermarket)
Loma sta andando da suo cugino.
Tre fermate della metro, poi il 31 fino a Moscova e dovrebbe incrociarlo nel piazzale.
Yuri, suo cugino, è nel piazzale, con gli altri.
Loma si fa vedere poco, ha un lavoro fisso.
E’ una giornata che ha cominciato a piovere presto, e Loma non ha l’ombrello.
Nella metro non ce n’è bisogno.
Yuri, suo cugino, dovrebbe averne uno.
Nella piazza ce n’è bisogno.
Poi, gli ombrelli a Loma danno solo fastidio.
Nove volte su dieci li dimentica.
Ovunque, ma di solito in appartamento, dietro la porta.
E’ una vera rottura di palle tornare indietro per un ombrello.
Specialmente se abiti al quinto piano, senza ascensore e con una vecchietta di fianco che ogni volta che scatta la serratura esce a vedere chi sei.
Ed ogni volta con una scusa del cazzo.
“Loma, quella è rincoglionita.”
“Lo so, Yuri, l’altra notte mi ha chiamato alle 3…diceva che c’era un incendio…”
“E tu?”
“Io? Beh, io saltavo…per calmarla più che altro…era nella sua testa il fuoco…”
“Eh??”
“Saltavo le fiamme.”
“Lei diceva:”Sta attento, li c’è il fuoco!”.Io saltavo.”
“Poi?”
“Poi, al quarto salto l’ho mandata affanculo…e che cazzo…due maroni alle tre di notte a fare il canguro.”
Addetto al reparto scatolame di un supermercato nella periferia.
Non è massacrante, anche perché lui si occupa della zona omogeneizzati…
E’ un casino metterle tutte fuori quelle scatolette, ma non sono pesanti.
Nella domanda per l’assunzione aveva scritto che gli piaceva la musica, ed i libri.
Al colloquio aveva detto che suonava in una band, e che studiava teatro.
Sperava di strappare un posto al reparto dischi o a quello dei libri.
Cercava lavoro per pagarsi i libri.
I libri li fotocopiava, ma costavano lo stesso.
Loma quando sta al reparto omogeneizzati pensa ai fatti suoi.
Turno 6/10,un’occupazione part-time, un orario di merda.
La psicologa del colloquio sembrava contenta, aveva detto che un posto fra i dischi c’era.
Mai fidarsi degli psicologi, fanno teatro anche loro, e dallo sguardo che hanno sono pure dei pessimi attori.
Gli omogeneizzati non sono poi così male, poi non pesano come i pacchi di Ciappi da 20 kg del reparto animali.
Loma odia le cene di lavoro, quelle che obbligano una marea di persone che non si possono vedere a mangiare alla stessa tavolata.
Il direttore non lo sopporta, il capo reparto è un cretino, tanti suoi compagni di reparto pure.
Si salvano solo Giana, reparto profumeria, Tak reparto vini, Zamo anche lui agli alcolici e Pigno,reparto scatolame.
C’è un certo Silvio,che è appena arrivato e non lo convince molto.
Ci vuole poco a capire se uno è sveglio o no.
Silvio si è presentato dicendo: “Ciao, io sono Silvio, quello della corsa 1.8 turbo blu.”
Loma ci ha messo una croce sopra, subito.
Sono almeno tre anni che ha una panda verde fire, con un motore che neanche un Ciao di quarta mano; a Loma non gliene frega niente delle macchine.
Sulla metro, nella sua carrozza, ci sono tre persone: un barbone, uno con la chitarra che scimmiotta Dylan ed una ragazza.
Loma la conosce, è Lucia.
Hanno fatto il liceo nella stessa classe, sezione b.
Lucia era quella che alle interrogazioni non usciva mai volontaria, quella che diceva sempre: “Io?Noo, non so un cazzo.”
Lucia prendeva sempre più di lui.
E Loma s’incazzava.
Quando lui e Vitali, detto Risma, avevano messo il dentifricio nello “sciampo” della prof, Lucia aveva detto tutto a Lara, detta “i cazzi vostri”.
Tre giorni di sospensione.
Lucia era vicina di banco di Miriana, e Loma c’aveva provato con quella.
Miriana l’aveva mandato stendere, e Lucia lo sapeva.
Loma non la poteva vedere.
-Eccola li, quella stronza di Lucia, scommetto che è incasinata per qualche esame, e che non ce ne viene fuori, e che non ha studiato, e che è agitata, e che poi si prende un trenta, e se lo succhia bene al docente, pure la lode; stronza- pensa Loma.
Lucia si è accorta che quello è Lo Maggio Flavio, il suo compagno di liceo, detto “Loma”.
Quello che ci ha provato con Miriana e si è beccato un due di picche micidiale.
Quello che lei gliela avrebbe anche data, che era in fondo a sinistra insieme a Francesco Lisi.
Lucia si scosta un po’ i capelli e si guarda attorno, il tizio con la chitarra farebbe meglio a lasciar stare.
-Madonna, come è cambiato, rapato a zero sta proprio male.- pensa Lucia, mentre fa finta di niente.
-Sarà perché me lo ricordo con quei capelli neri, sempre pettinati a cazzo.- si siede vicino ad un tizio con la sigaretta accesa.
Che non si può fumare in metro, ma la gente in fin dei conti se ne frega, almeno quelli dentro la carrozza.
Anche i biglietti bisognerebbe farli.
Loma ascolta il tipo con la chitarra, fa finta di non essersi accorto di Lucia.
-Quel tipo fa veramente schifo. Bob Dylan, o lo fai bene, o fai solo figure di merda.Meglio coverizzare gente tipo Ramones: quattro accordi che cambiano ordine di successione a seconda della canzone, ma pur sempre quattro.Che a pensarci bene anche Dylan non è un virtuoso della chitarra, però almeno bisogna metterci un po’ d’interpretazione, cazzo, sembra di sentire la De Filippi che canta Sinatra.- pensa Loma, mentre si guarda in giro cercando di non ascoltare.
Lucia è sempre li, seduta vicino a quello che fuma.
-Ormai mancano due fermate, poi si scende. Che si fottano Lucia “Non so un cazzo, io” e Bob “metropolitana” Dylan.- Stavolta Loma ci pensa quasi ad alta voce.
Decide di distrarsi.
Lucia si alza e si va a piazzare a due metri da Loma.
- Voglio vedere fino a che punto sto stronzo, fa finta di non vedermi- pensa, mentre si scosta i capelli.
-Merda, che cazzo faccio adesso, ce la ho davanti-.
Il tipo con la sigaretta si alza anche lui, mette degli spicci nel cappellino di “Bob” e si dirige all’uscita.
Lucia lo guarda schifata.
Loma cerca di fare il vago e di andarsi a sedere.
“Flavio Lo Maggio, dove cazzo vai?”
“Ciao Lucia, come va?”
“Bene, tu?”
“Benissimo, non ti avevo notata…”
“Flavio, non prendermi per il culo.”
“Che fai ora?”
“Studio teatro.”
“Ma dai, interessante, deve essere proprio un bel campo quello del teatro.”
“Si non è male, e tu?”
Lucia si scosta i capelli, Loma odia quelli che si scostano i capelli.
“Io studio Biologia, è un casino, domani ho la prova di Istologia, non so un cazzo, sono agitatissima, non ne vengo fuori.”
“Immaginavo.”
“Come?”
“No niente, hai sentito quel tipo?”
“Si osceno…”
-Eccola li, la solita Lucia “non so un cazzo io”, poi domani prende un trenta e lode con pompa.- pensa Loma mentre guarda l’assurdo pastrano della sua ex-compagna di liceo.
Loma odia gli ex-compagni di liceo.
“Che c’è? Non ti piace?”
“No, assolutamente.”
-Il solito Loma, tutto una critica, contro tutto e contro tutti, senza un senso, e senza una opinione che sia una.- pensa Lucia mentre si scosta i capelli.
Loma guarda la fermata, la prossima è la sua.
Lucia si avvicina a Loma.
“Senti Flavio, che fai stasera?”
“Niente di particolare, un film, poi a letto…domani alle 5:30 devo alzarmi.”
“Alle 5:30???”
“Si, mi sono trovato un lavoretto per pagarmi un po’ gli studi…”
“Ah, cosa fai?”
Arriva la fermata di Loma.
“Beh, ciao, è stato proprio un piacere, devo scendere, questa è la mia fermata.”
“Anche la mia.”
-Merda- pensa Loma mentre sorride.
“Allora, mi dicevi, che fai?”
“Lavoro in un supermercato.”
“Alla gestione?”
-Eccola li, lei e le sue manie di grandezza…- Loma si gratta il naso, fa sempre così quando è a disagio.
“No, metto fuori gli omogeneizzati.”
“Noooooooo, Flavio Lo Maggio, quello che all’occupazione aveva proposto di mettere dei distributori di condoms nei cessi del liceo, e che aveva detto alla Prof di filosofia che non se la sarebbe fatta neanche se l’universo avesse fatto il tifo per lui.”
“Non ci credo dalla parte dei bambini…”
“Lucia, io sto dalla parte dei soldi che mi danno a fine mese, mi servono.”
-Stronza- pensa Loma mentre si gratta il naso.
“Poi gli omogeneizzati non sono cosi male…i pacchi da 20 kg di Ciappi sono molto peggio.”
“Meglio i barattoli di salmone misto merluzzo norvegese per bambini dai 7 ai 12 mesi.”
“Proprio non ti ci vedo, tu che hai a che fare con i neonati…”
“Tu sei quello che si è rimediato 2 giorni di sospensione perché hai preso a calci due delle elementari che ti avevano tirato una palla di neve.”
-Piu i tre che mi hai regalato tu fanno cinque, stronza.-
“Avrei voluto vedere te, davanti a tutti….”
“Ma dai…hanno visto tutti, pure il preside: stavano giocando tra loro, e tu sei passato di li…in mezzo”
Loma si gratta il naso.
“Beh, dovevano stare attenti.”
“Si, ma prenderli a calci e sberloni sul coppino per tutto il viale, dai…”
Loma aumenta il passo.
“Scusami, ma vado di fretta…ci vediamo.”
“Ehi, io abito proprio qua sopra, al terzo piano, non ti va di salire a bere qualcosa?”
Loma si gratta il naso.
“Vivi sola?”
“No, con Miriana, ma lei non c’è in questi giorni.”
-ahhhh, ci risiamo, lei e Miriana, due stronze.- pensa Loma mentre continua a camminare.
“Dai vieni su un salto…”
Loma si gratta il naso, e si ferma…
“Ok, ma solo un attimo.”
Yuri è un’ora che aspetta.
Suo cugino non si è ancora fatto vivo.
-Vaffanculo Loma, tu e quei cazzo d’omogeneizzati.-
Yuri ha una pazienza minima.
Se ne va con gli altri.
5:55 del mattino.
Loma entra e timbra la tessera magnetica del lavoro.
“Ciao Loma.”
“Ciao Silvio.”
“Sai che mi è successo ieri?”
“No, dimmi…”
“Ero in giro ed uno mi ha superato con una punto…ah,ah,ah…è ancora la che si chiede che cazzo gli è successo…l’ho bruciato con la mia Corsa 1.8 turbo blu.”
“Silvio.”
“Dimmi Loma.”
“Sai che mi è successo ieri?”
“No, dimmi.”
“Ho incontrato Lucia “non so un cazzo io”,una ex-compagna di liceo e me la sono scopata.”
“Come?”
“E giro con una panda verde fire.”
“Cazzo centra?”
“Poi ti spiego.”
mercoledì, giugno 09, 2004
forse non è più mia la condizione rilassante dell'abbandono
ho appoggiato la fronte alla finestra
per sentire il freddo della pioggia fuori
Oggi sono entrato in una libreria, qui in Francia dove lavoro...fra gli scaffali ho notato un libro dal titolo "Je tue"...l'autore G.Faletti...sono uscito subito dopo,con "L'homme qui regardait passer le trains" di Simenon.
ho un mal di testa che ne basta la metà...dovrei prendere la macchina ed andare a St. Jean de Maurienne...e non c'ho un cazzo di voglia...a dirla tutta stasera sono abbastanza scazzato...dovrei fare...questo si...ma vaffanculo. Non faccio.
In arrivo due o tre recensioni di "Budapest swing lovers"...una intervista alle porte...ed i lavori su "Cosmo Blues Hotel" sono alle battute finali...
-penultimo atto del periodo "pubblicazione inediti selvaggi"-
(Pushers dance party) da -Cosmo Blues Hotel- in uscita a Novembre-
Pedro corre, e corre veloce.
Dietro vengono Mario, Ruffa ed un vecchio, meno veloci.
In fondo alla via ci sono due tizi in uniforme, che si sbracciano.
Niente corsa, che non ce la fanno a prenderli.
Pedro ha il pacchetto con la roba.
Mario fa il palo di solito, Ruffa si occupa delle relazioni pubbliche con gli acquirenti.
Il vecchio è un acquirente.
Pedro ha la roba perché è quello che corre più di tutti.
Alla scuola è stato per tre anni di fila campione d’istituto.
Solo Gianni “lenza” è più veloce di lui.
Gianni fa lo sbirro.
Pedro spera di non incontrarlo mai.
Mario fa il palo, ha provato a gestire lui le relazioni, ma non ha pazienza, niente da fare; contrattare non è proprio il suo pane, tende sempre ad alzare il prezzo, e con quel tipo di clienti, tutti più o meno al verde, è un casino alzarlo.
Poi, s’incazza facile Mario.
Soldi in contanti, nessun ti pagherò, nessun baratto.
“Mica vendiamo la roba per autoradio del cazzo.”
Dice sempre così quando discute con Ruffa.
Ruffa le autoradio le prende.
Ruffa si occupa delle relazioni con quelli al verde perché è diplomato in ragioneria.
“Ha la mente sistematica.”dice Pedro.
Poi Ruffa ha un sorriso per tutti, ed una dose per quasi tutti.
Mario fa il palo, che alla fine gli va bene così.
Deve solo guardare, e se arriva qualcuno, beninteso conosce a memoria le targhe delle macchine che usano gli sbirri in borghese, si mette a fischiare “Sono fuori dal Tunnel” di Caparezza.
Mario adora quella canzone.
Pedro la odia, ci ha provato a convincerlo a fischiarne un’altra, ma niente da fare, Mario non ha pazienza e quando si mette in testa qualcosa non c’è verso.
Pedro corre.
Non si volta: sa che li ha appena dietro.
Il vicolo in fondo alla via, quello che gira a sinistra.
Il cuore tira a mille.
Ancora 50 metri, la strada che gira a sinistra.
Pedro corre veloce.
Non si volta.
Sasha guarda dalla finestra.
Sta ascoltando l’ultimo dei Madrugada.
-Era meglio “Nightly Disease”- pensa mentre l’album gira nella stanza.
Sasha di musica ne capisce, mica come quei cazzoni giù all’angolo.
Sasha sa che tra lui e Pedro lo stronzo è lui.
Ci sono quattro ragazzi, quelli che non capiscono un cazzo di musica.
Pedro andrà a sinistra, lo sanno.
Sandro accende una sigaretta, guarda Sasha alla finestra.
-Quello sfigato-pensa-mai una volta che si faccia i cazzi suoi.-
Pedro corre veloce.
“Stronzo” dice Sasha a bassa voce.
Pedro sa che la strada a sinistra lo aspetta.
Sasha sa che ha un problema, un problema necessario.
Sandro sa che se gli va bene,stavolta, quel figlio di puttana di Pedro ce la fa.
Pedro è fatto, stanno correndo dietro di lui, deve correre più di loro...spera di non incontrare mai Gianni “Lenza”.
Il suo problema è necessario.
Senza non corre.
Pedro sa solo che prima o poi lo fregano anche a lui; è onesto, almeno con se stesso, sa che quelli come lui non corrono in eterno.
Sandro sorride.
Sasha rientra nella stanza, cambia cd.
Ci vuole roba più nervosa, tipo Placebo o Tool.
Meglio Tool.
I Placebo vanno bene per le scopate.
Sasha si accende una sigaretta.
Pedro entra di corsa nel vicolo a sinistra.
Sandro ferma il vecchio con gli occhiali che segue Pedro.
“Testa di cazzo, fammi passare, o ti spacco in due.”
“Su stia calmo, non se la prenderà mica con un ragazzo indifeso.”
“Ti ho detto di farmi passare.”
“Ok, Ok.”
Il vecchio atterra Sandro con una testata, gli apre la faccia.
-Stronzo- pensa Sasha- i vecchi bisogna lasciarli stare.-
“Hai il tuo, figlio di un cane.”
Sasha odia Sandro.
“Hai il tuo, figlio di un cane!”.
Sasha urla per arrivargli fino alle orecchie.
I vecchi sono pericolosi, bisogna lasciarli in pace; ci mettono poco a rovinarti, specialmente se sono clienti di Pedro.
Mario e Ruffa corrono, ma non come Pedro.
Pedro corre, che oggi ha deciso di fregare Mario e Ruffa.
Il vecchio vuole la roba, che di soldi non ne ha, ma è in astinenza.
Sandro è per terra, e doveva fermarli.
Sasha è quello sfigato che ascolta musica tutto il giorno.
Treno delle 17:25, Milano-Bologna.
Stracarico di gente.
Pedro corre, e guarda dentro alle carrozze.
Pieno di studenti, qualche pendolare, e di gente che non si sa bene da dove venga e dove vada.
-Come me- pensa, mentre corre per salire sulla carrozza 7.
Non fumatori.
Pedro fuma poco, non beve, si fa molto.
Ha pensato a tutto: biglietto posto nr. 67, sacco a pelo, la roba, due libri, poco altro.
Pedro vive a Milano, nessuno si accorgerà se manca da casa.
I vicini, gente contenta se lui sparisce.
-Che si fottano- pensa Pedro mentre tiene stretta la roba.
Federica parte per Bologna, insieme a Nicola.
Posto nr. 66 e nr. 65.
Lara si è laureata la scorsa settimana, filosofia.
Il party lo fanno in una piccola villa.
Nicola è in ritardo, come al solito.
Lo chiama.
“Dove cazzo sei?”
“Sto arrivando, sono in stazione, tu sali, meglio che prendi i posti.”
“Nicola…sono prenotati, siamo stati insieme alla biglietteria…”
“Ah, giusto, beh sali, arrivo in un secondo.”
Federica sale.
Non c’è nessuno nello scompartimento, solo un libro lasciato sul posto nr.67.
“Tokyo Blues” di Murakami.
Niente altro.
Federica è impegnata per la tesi, ormai ancora qualche pagina da rivedere, poi la consegna per la rilegatura.
Quando ha tempo legge, e legge di tutto.
Non sopporta solo Camilleri, e King.
Prende il libro, comincia a sfogliarlo.
“Quel libro è mio, ma fai pure, tanto ne ho un altro nello zaino.”
Pedro entra nello scompartimento.
-Cazzo, che figura di merda- pensa Federica.
“Fai pure, non ti preoccupare.”
“Grazie, comunque io sono Federica.”
“Pedro.”
Entra Nicola.
“Ciao Fede, ti sono mancato?”
“Finalmente…”
“Hai fatto acquisti per il viaggio?”
“No, non è mio.”
“Ti presento Pedro.”
“Ah, ciao, piacere Nicola.”
“Ciao.”
“Vai anche tu a Bologna?”
“Si.”
Pedro prende l’altro libro dallo zaino.
Federica comincia a leggere le prime pagine.
Pedro sfoglia fino a pagina 107 e ricomincia.
Nicola guarda fuori.
Certe volte il tempo passa lento, Pedro lo sa e corre.
I libri sui treni durano di meno, si svuotano.
Pensa alle pagine che passano più veloci del significato, Pedro corre.
Bologna, zona stazione vicino via Amendola, li qualcuno lo trova per piazzare la roba.
Ogni tanto da un’occhiata allo zaino.
Federica sta sfogliano le pagine di “Tokyo Blues”, ma non legge.
Federica è curiosa, più di Nicola che guarda fuori.
“Scommetto che studi…”
“No, ho smesso da un po’…”
“Io sto preparando la tesi.”
“Ah, beh, in bocca al lupo.”
“Crepi, avresti mica una sigaretta?”
“Si.”
Pedro apre lo zaino, fruga e tira fuori due malboro…
Nicola smette di guardare fuori.
“Ehi Fede, esci dallo scompartimento, qui non si può fumare.”
Federica si alza e fa un cenno a Pedro.
Escono dallo scompartimento.
Nicola guarda fuori.
Pedro esce con lo zaino.
“Ehi, ma quello zaino te lo porti anche al cesso?”
-Cazzo vuole questa?-pensa Pedro, mentre accende la sigaretta.
“Nicola è uno stronzo.”
“Non state insieme?”
“Si, ma è uno stronzo comunque, vuoi scopare?”
Pedro è un tipo con i piedi per aria, ha una vita per aria, e scopare è una delle cose che più lo tengono a terra.
E’ un mese che non va a letto con una tipa.
L’ultima è stata Martina, a casa di Ruffa, o meglio, nel suo cesso di bilocale in zona Bande Nere; era talmente fatto che non riusciva a venire, Martina era talmente fatta che continuava a venire.
Pedro lo ha fatto per la prima volta a 17 anni, con Susanna.
Susanna l’aveva gia fatto con Gianni “lenza”, lo sbirro.
Pedro spera di non incontrarlo mai quello.
Pedro fruga nello zaino.
-Va bene drogato, va bene pure spacciatore, ma non coglione da scopare senza guanto, con un troione del genere.- pensa, mentre tira fuori un durex.
Federica va alla toilette.
Passa un ragazzo con una radio in mano.
Una di quelle piccole, portatili.
Danno “Every me, Every you” dei Placebo.
Nicola guarda fuori, poi prende “Tokyo Blues” e comincia a sfogliarlo.
Nicola odia Lara.
-Quella troia- ogni volta che la sente nominare sono le prime due parole che gli passano per la testa.
-Per fortuna che Fede è diversa- pensa sempre subito dopo.
Nicola guarda fuori.
Manca un’ora a Bologna.
Federica rientra nello scompartimento.
Pedro rimane fuori, una sigaretta ancora.
“Fede, ho dato un’ occhiata al libro, sembra niente male…”
“Si, mi sa che vado a comprarlo.”
Al party c’è un sacco di gente, alle 23 la festa è nel pieno.
Federica esce sul balcone, ci sono Lara e Simona, sedute al tavolino sotto l’edera che sale al piano di sopra.
“Che cos’è quella roba?”
“Coca…”
“Eh?”
“Coca fresca fresca, da via Amendola.”
dico ego, tu dicis, sed denique dixit et ille: dictaque post toties, nil nisi dicta vides.
-Io lo dico, tu lo dici, ma alla fine lo dice anche quello: dopo che lo si è detto tante volte, altro non vedi se non ciò che è stato detto.-
p.s. così nessuno ci capisce più un cazzo e benvenuti nel ventunesimo secolo...
darling....didn't we kill you?
we're talking about feelings...not saved silence.
(one fucking second)
non dobbiamo lasciarci andare
potremmo parlare un po’ a bassa voce
e aspettare
amanti in Agosto al settimo piano
con le mani e lo zucchero del caffè
domani ti bacio
giuro
domani ti telefono
e ti bacio
(down clown)
i bisogni estetici
anche se non ti chiamo mai
una volta me lo hai domandato
adesso non risponderei
i bisogni estetici tagliano
volevi che salissi
ti ho aspettata fuori del metrò
clown post-moderno seduto vicino
ho ritrovato il tuo indirizzo
chambre 2
première étage
tratte da "Budapest Swing Lovers" Edizioni Clandestine
in certi momenti cercare il significato attutisce il rumore...in certi momenti è difficile il silenzio...
mercoledì, giugno 02, 2004
stanotte sono sopravvissuto a me stesso...ed è già un ottimo risultato...think butterfly.
quel che resta della corsa...è lo sguardo oltre.