e siccome mi girano stasera...questo è uno dei racconti presenti in "Cosmo Blues Hotel"(in uscita a Novembre), è la versione quasi-definitiva...vaffanculo agli imprevisti...
(rip-off artist...free-jazz version)
Quattro giri di chiave e una botta nel punto giusto.
Ci vuole fortuna, insomma un po’ di culo, ed anche questa notte entro nel mio monolocale.
Fermata Turro,linea 2, un posto di merda.
Tre del mattino.
A Milano la luce non manca mai, è li a farti capire che sei ancora vivo e sul pianeta.
Che tu lo voglia o no.
Alle spalle tutti i lampioni, tutte le fermate della metro senza scendere.
Ero arrivato fino all’ultima, poi indietro fino a non capire più, fino a credere solo ad ogni momento che portava in superficie.
Volevo vedere dove andavano le corse della mezza, e chi c’era giù in fondo alla linea rossa.
Fumato al limite.
Ci sono R.i.p e Nadia.
Vogliono dormire da me.
Stanno dall’altra parte della città.
A quest’ora i tassisti corrono.
I tipi come noi li evitano senza pietà.
I soldi sono finiti da circa quattro ore.
Lo chiamo R.i.p. perché una notte è arrivato da me bianco come un cadavere.
Mi sono pure spaventato a vederlo così trasparente.
Un tizio di colore aveva tentato di ingropparselo, diceva che era enorme.
Era fumato, più di me, se possibile.
Nadia ogni tanto la chiamo troia.
Lei non se la prende, siamo in confidenza.
Se la sono fatta quasi tutti nella mia compagnia, ma è simpatica.
Una volta ad una festa a casa di Tommaso “Tompa”, ha scopato con tre tipi nel giro di un’ora.
Poi l’ho incrociata al cesso e mi ha chiesto del suo perizoma.
Ma vaffanculo.
Siamo stati a letto.
Le piace come bacio, dice che bacio da innamorato.
Dice che la gelosia è dannosa.
Dice che se viene a letto con me è perché le va, punto e basta.
Troia.
Sono stanco e la porta del mio cazzo d’appartamento non vuole aprirsi.
Mi è già successo.
Ero con Manuela, un’ amica di Tompa.
Tompa ha un sacco di amiche, e non si arrabbia se qualcuno gliele scopa.
Di solito c’è gia passato lui.
Che poi le amiche sono sempre le ultime a dartela, se te la danno.
Se non sono le tue cambia tutto.
Di solito l’amica del tuo amico te la da facile.
E’ lui che non la fa.
Tompa si scopa le sue e quelle degli altri.
Non è un gran che, ma porta la roba.
Una specie di signore del fumo.
Uno del cartello di Medellin in trasferta a Milano.
Anche se in Colombia vanno di coca.
Spesso è ad Amsterdam.
Dice che tanto gli sbirri non la trovano dove la infila lui.
Ho cercato di smettere, e in due settimane mi sono fatto solo tre volte.
Bisogna smettere gradualmente, un po’ come quando vuoi piantarne una troppo sensibile: non puoi mandarla in culo subito, devi atterrare dolcemente.
Anche la roba è sensibile, si accorge subito se la stai scaricando.
Non ti dà tregua, in qualsiasi posto tu sia, lei è li.
Non è un passaggio cosciente, solo un bisogno, neanche troppo bastardo, ma è li.
Come le mattine che ti alzi e vuoi un caffè.
In realtà il caffè non ti serve a un cazzo, ma lo vuoi, e fino a che non lo prendi sei rincoglionito e un po’ incazzato.
Poi, quando lo hai preso, diventi nervoso e rimani incazzato; pronto ad incazzarti anche per altre cose.
Il caffè ti fa girare le palle a 360 gradi, come le donne che ti dicono “Non m’era mai capitato di finire a letto la prima sera…non sono una di quelle io…”
“Vorrei un pacchetto di profilattici.”
“Quali preferisce? Anatomici?Sensibili?Ritardanti?”
“Fa lo stesso, tanto poi li devo buttare.”
La porta si è aperta, una botta nel punto giusto.
Nadia e R.i.p. vanno al cesso, a vomitare; io al frigo, a quest’ora mi viene sempre voglia di latte.
Latte freddo.
Non è come il caffè, a quest’ora mi sono gia incazzato per troppe cose; il latte disseta e basta.
Dal cesso non arriva più nessuno.
Scopano.
Io bevo latte.
Nadia è sul lavandino a gambe aperte e R.i.p. lecca,poi si toccano.
Preliminari del cazzo.
Sono una presa per il culo, ti viene duro mentre lecchi e tocchi, poi quando serve gli è passata.
Forse devo smetterla col fumo.
Ho smesso con i preliminari.
Voglio lavarmi i denti.
Nei sogni capita di scopare.
Un sogno ogni 45 minuti, l’ho sentito una volta alla televisione, ma ero fumato, e non sono sicuro d’aver capito giusto.
Fotte un cazzo, voglio baciare con l’alito decente.
“Levati dai coglioni R.i.p.”
“Devo lavarmi i denti.”
“Prendi lo spazzolino e lavateli all’angolo cottura.”
“Ma vaffanculo, è il mio cesso.”
“Fottiti.”
“Nadia, togli le chiappe dal mio lavandino.”
“Vaffanculo, tieni il tuo cazzo di spazzolino e lavati i tuoi cazzo di denti.”
“Troia.”
L’angolo cottura non è poi così male per i denti.
L’unica cosa è che te li devi lavare a memoria.
Nel cesso c’è lo specchio, puoi seguire il movimento sulle gengive.
Nel mio angolo cottura ci sono appesi quei cazzo di cucchiai lunghi, che non so neanche come si chiamano.
Mica riflettono bene quelli.
Allora te li lavi a memoria, e t’incazzi perché sono ai preliminari sul tuo lavandino, nel cesso, dove tu lavi la faccia tutte le mattine.
Perlomeno quando te lo ricordi.
Odio i preliminari e le scopate sono come il Cucciolone:dieci morsi dieci.
Solo che le scopate non vanno in offerta 3x2 al supermercato.
I denti sono ok, adesso.
Cerco il telecomando, giusto per avere un sottofondo noise ai cazzi miei.
Non voglio sentire Nadia che incita R.i.p. ad aumentare.
C’è il Maurizio C. Show, una replica del cazzo.
Costanzo è perfetto per non guardare la televisione e tenerla accesa.
Inconsciamente ti consola: non sei l’unico stronzo su questa terra, almeno.
Le crisi peggiori mi vengono con Marzullo: a mezzanotte uno non può chiederti della vita, dei perché e di tutti i cazzi che non vanno per il verso giusto.
Ci vuole la faccia, e Marzullo non ce l’ha.
La faccia è fondamentale, mio zio andrebbe bene.
Lui si che la faccia ce l’ha.
Per quelle domande li bisogna avere la faccia di chi non centra.
Marzullo, sono sicuro, prima t’incasina la vita, poi t’invita per parlarne.
E tu ci arrivi prevenuto, incazzato.
Come dopo il primo caffè al mattino.
Che poi mi sa che queste cose le fa più Costanzo.
Sto facendo confusione, devo smetterla col fumo.
Marzullo lo cagano in pochi.
Mio zio, comunque, ha la faccia giusta, quella di chi non centra.
Dal cesso arriva un rumore secco, strano.
Si è spaccato in due il lavandino.
Costanzo mena sfiga,anche Marzullo, pure mio zio.
Rip continua a leccare, tanto poi sono io che la mattina mi devo lavare la barba e i denti a memoria.
Torno alla televisione,senza guardarla do un’occhiata in giro, tempo 5 minuti e Nadia mi chiede del perizoma.
Adesso che li ho sbattuti fuori posso stare tranquillo, tanto, tolti i quattro giri di chiave, ci vuole una botta nel punto giusto per rientrare.
R.i.p. e la Troia sono usciti, lei non se l’è presa quando l’ho chiamata così, siamo in confidenza.
La confidenza è uno schifo.
Finisce che se la fanno leccare sul tuo lavandino.
ci sono stati alcuni che mi hanno chiesto di cosa parla "Budapest swing lovers"...dunque...darne una chiave di lettura credo sia restrittivo, soprattutto perchè penso che un'opera di poesia vada interiorizzata e metabolizzata, filtrandola con le proprie esperienze personali...quindi, qui riporto la prefazione di A.Ghiraldo, che ne da una sua visione...che può essere indicativa del suo modo di vedere ciò che sta scritto in "B.s.l.", ma anche indicativa di un approccio che a lui ha dato questo retrogusto interpretativo...see yaa'
Intro (non presente nel libro):E' uscito in questi giorni l'ultimo libro di Stefano Lorefice, presente nell'antologia 'Dammi Spazio'. Il libro, edito da Edizioni Clandestine, lo trovate in libreria (circuito feltrinelli) tra qualche giorno, oppure su www.ibs.it e ordinandolo alla casa editrice all'indirizzo mail info@edizioniclandestine.com. Perché ve lo consiglio? Perchè Lorefice è un autore certamente non comune che va conosciuto. Di seguito la prefazione del volume, non so se è stata inclusa così, ma a ogni modo così era stata scritta.
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Budapest swing lovers
Lorefice Stefano; Edizioni Clandestine
€ 7,00
PARIS JAZZ QUARTET
Prefazione a «Budapest Swing Lovers»
Mi metto comodo, mi siedo nella poltrona migliore, quella con davanti il piccolo tavolo dove posso appoggiare i piedi. Resto indaffarato a far niente, così. Con qualche piccolo e impacciato movimento della lingua che cerca di schiacciare contro il palato i pensieri fuori posto. Lo stereo manda a volume bassissimo The end dei Doors, un sottofondo pressoché impercettibile, ma adatto. Adatto a leggere Budapest Swing Lovers di Stefano Lorefice.
Ho avuto questa fortuna: leggere il libro di Stefano prima di tutti voi per farne la prefazione. Ma non mi riesce, non è così semplice come pensavo: non mi vengono in mente parole per descrivere il libro, le singole poesie, la metrica, l’uso di un tipo di verso piuttosto di un altro…
Mi riesce solo di descrivere emozioni, suoni, immagini e colori: quello che mi passa per la testa è un riflesso del libro, “il” riflesso. Posso parlare solo di quello che le poesie mi hanno fatto vedere, sentire e toccare.
Chiedetemi cosa penso di Budapest Swing Lovers e vi sentirete rispondere così: una strada fuori mano male illuminata della periferia di Parigi con la pioggia, quella pioggia fine e umida che ti costringe a infilarti dentro al primo locale aperto, un piccolo pub fumoso con un gruppo di jazzisti che tra un brano e l’altro ingollano birra scura da bottiglie sparse sul piccolo palco. O un claustrofobico, ma rilassante viaggio notturno in metropolitana: una scarrozzata surreale illuminata da blande luci al neon dove non c’è differenza tra lo stare seduti vicino al finestrino o in piedi aggrappati al palo.
Con questo libro Stefano Lorefice riprende il viaggio incominciato col precedente Prossima fermata Nostalgiaplatz procedendo però verso altre direzioni e incontrando nuovi personaggi.
A noi lettori lascia qualche appunto, poche foto e delle cartoline ingiallite scritte con un inchiostro sgranato e sbiadito. Ed è questo il più grande pregio del libro: la suggestione che pochi dettagli riescono a creare. Basta qualche riga per tratteggiare una storia, per dare vita a un personaggio, per assistere ad un film, per fare un viaggio a spirale nel mondo di Lorefice. Un mondo che sa terribilmente di vissuto, di metabolizzato.
Ho cominciato a parlare del libro, vedo, e non più di quello che il libro mi ha fatto vivere… mi viene da sorridere perché mi rendo conto che le cose, prima di capirle e di parlarne, bisogna viverle, impossessarsene e Budapest Swing Lovers non lascia parlare di sé se prima non lo si è fatto proprio.
A. G.