in certi momenti credo che l'esperienza della pioggia sia fondamentale, in quei giorni che le nuvole tagliano a metà le montagne troppo alte...che sopra ce n'è ancora di boschi...che io guardo e metto su un cd di quelli che non invadono, che si fanno ascoltare in silenzio, come la pioggia.
da "Budapest Swing Lovers" in uscita fra due giorni...
(just a solitary exile)
articolata su un suono di rottura
lineare pausa in progressione
vorrei ascoltare la frequenza diversa
dei tuoi forse
credo di vivere il significato giusto un attimo prima
75 km a Parigi
sto allungando
ogni parola è un bacio passato in esilio
(Budapest Swing Lovers)
sabbia verticale sulle mani
il passo esprime movimento e tonalità
due sigarette bastano
estremi punti d’una storia
il respiro caldo sulla tua pelle
il Danubio
linee blu
come il suono di un solo bacio
dato con cura
per non perdere amore
(have been drinking millions miles away)
il sentimento di partenza
piccole lacerazioni
scendono lungo gli occhi
tensione priva di mosaicita'
sapore complesso
denso
calles que te llevan a Cadiz
de cara al oceano
volviendo
el atardecer que te he dejado
descoloria
mercoledì, aprile 28, 2004
"l'abitudine di allenare il cervello in situazioni estreme, quando pensi di non farcela più, riesce ad aprirti porte insospettabili" C.Donà
Mio nonno un giorno mi ha detto: “Le vedi quelle montagne?”
Io : “Si, nonno.”
Lui: “ Nel ’44 c’erano 500 partigiani, su la in punta, era Novembre…si camminava in fila con la neve che ti arrivava alle cosce…dietro le SS che ci sparavano…”
Ed io con tutta la forza dei miei 5 anni passati a giocare ai Cowboy ed agli Indiani: “Faceva freddo?”
Mio nonno: “Si, ma non era quello…-c’era una pausa, quasi che a mio nonno la neve non era più andata via-….c’era la fame, c’era il compagno davanti che mi aveva rubato i due pezzi di pane, c’era Mario, che mi ha caricato sulle spalle quando sono svenuto…e mi ha portato di la…in Svizzera.”
Io, che non capivo bene chi erano le SS, Mario, e le montagne: “Ma nonno, perché ti aveva preso il pane, non eravate amici?”
Mio nonno, sorridendo: “Era la guerra.”
A cinque anni certe cose le dimentichi , anche perché i Cowboy e gli Indiani sono una priorità inderogabile per un ragazzino.
Preferivo gli indiani,comunque.
Quindici anni dopo,avevo 20 anni, ho visto mio nonno piangere…poche lacrime, s’intende, che mia nonna non diceva niente, con gli occhi lucidi.
Mario, il signore anziano che incontravo tutte le volte che andavo a trovare mia bisnonna Mafalda alla casa di riposo, era morto.
Mio nonno, era li che guardava quelle montagne, con lo stesso cuore malandato dei suoi 19 anni, che lo aveva fatto svenire in quota…la neve quell’anno (era il ‘97) aveva cominciato a scendere già da Ottobre.
mercoledì, aprile 21, 2004
(Date rape drug)
Un suono di sax ed il bicchiere.
Il semplice residuo di J&B, la mattina dopo.
Momenti tirati, la pelle ha descritto tutto ormai.
Il sapore rimane intenso, le dita hanno ancora espressività.
Il mal di testa è più forte, sul fondo ci sono alcune immagini.
Le ho perse ritrovando me stesso, le unghie affondano in superfici troppo morbide.
Guardare le mani e ripresentare il conto dei miei forse, creare spazi ordinati fra gesti e pensieri.
Ascoltare il sistematico senso di disturbo.
Equilibrismi da insofferenza.
Una voce che appena accenna parole, non ne ho bisogno ora.
Troppi forse, troppe pause, un eccesso di non-identità che scivola lungo la superficie opaca.
Un ipnotico senso di benessere in ogni goccia; poco ne rimane.
Stringevo forte gli occhi per non perderli, ricordo di aver camminato per strada.
I lampioni sembravano neri, le persone sole.
Credo di aver fissato a lungo il traffico,immobile, aspettando il 93.
Seguivo semplicemente il ritmo, un dispersivo ritmo interiore.
Mi sono seduto a terra appoggiando la fronte sulle ginocchia, troppi brividi, troppi momenti di lucidità contemporaneamente.
Mi ero seduto , non sapendo neanche dove.
84 fottutissimi franchi per una bottiglia di J&B.
Riprendevo ogni passo dove il respiro si fermava.
Cercavo un parcheggio in terza fila e non ero neanche sicuro d’essere in macchina.
Volevo arrivare dove potevo e conquistare più terreno ancora.
Riuscivo a prolungare le note con facilità, le curve mi risultavano morbide.
Poi avevo preso il treno per la banlieue, ed ero arrivato in anticipo.
Ho cercato un motivo, ma il senso francese delle cose era troppo al confine per me.
A Milano dovevo arrivare prima, avevo davanti una puttana ed un ladro di macchine.
Lei quasi nuda, l’ho rivista molte altre notti, sfregiata.
Lui in fuga, solo una volta ci siamo incontrati.
Più luoghi contemporaneamente, un biglietto del treno, due del metrò, un libro ed una maschera.
Non bastava correre, la stazione di Milano era deserta.
60000 lire per dormire in un bed and breakfast, ho pagato e sono tornato la mattina a prendere i bagagli.
Urlavo seguendomi, poco dopo era Febbraio.
Un freddo cane, ho fatto una foto vicino alla statua lungo il Danubio.
Ho ballato la csàrdàs con una ungherese che mi chiedeva se gli italiani erano tutti fascisti.
Continuavo a rispondere che non mi ricordavo, ed era vero.
Poco oltre un poeta, seduto, che aspettava l’ultimo metrò per Jaurès.
Parigi aveva una vernice lontana sui tetti.
Le istantanee si seguivano, sfuocavano.
Il contrasto era forte, poi sfumato.
Rigato.
Liquido.
Le mani avevano finalmente spessore, capacità di limitare la pioggia.
Capacità di aiutare la pioggia.
Un film con lo schermo diviso in quattro parti, quattro azioni differenti, non so neanche se l’hanno trasmesso in Italia.
Sono andato a letto con tutte e quindici quella notte, ho baciato le altre sette.
In un pub, buttato al bancone.
Un tizio che mi parlava di Billy Idol, di quando era il chitarrista dei Sex Pistols.
Ero proprio al limite, non riuscivo ad urlargli che era una stronzata colossale.
Ancora alla fermata degli autobus, alzavo appena la testa dalle ginocchia.
Ricordo che la pioggia mi rendeva più semplice, più accettabile.
C’era un accordo tra me e quella di notte.
Sapevo che sarebbe venuta a prendermi, da qualche parte.
Avevo trovato parcheggio in terza fila, le mani congelate.
L’autoradio mandava“Riders on the storm”dei Doors.
All’angolo c’era una gigantografia pubblicitaria.
Sfondo blu, un’immagine sfuocata di città, una scritta: Date rape drug.
Ricordo di aver visto una ragazza nuda.
Era bella.
Era sfregiata.
Credo d’aver letto le ultime pagine del libro quella notte, o forse una qualsiasi altra.
La maschera non l’ho più tolta.
I biglietti li ho persi da tempo.
un volo dove la negatività è intollerabile
il controllo non arriva
scendere a velocità variabile per evitare di scomparire
scendere e urlare
ascoltare il suono sinusoidale di frammentazione
vicino alla meta
collegare pause
portano il significato di comprensione
di fuga terminale dal sistema
usare le mani per comunicare l’unico modo d’esistere
urlare
...negativity system collapse...
domenica, aprile 18, 2004
i francesi hanno un sacco di barzellette sui belgi, un pò come per noi i carabinieri...i francesi tengono il pane sotto le ascelle, non tutti...io in Francia sto bene, anche se il pane non lo tengo sotto le ascelle. In Italia abbiamo il triciclo...come all'asilo "mariuccia"....poi l'altro giorno ho visto un manifesto con il faccione del Berlusca che diceva:" Abbiamo reso i poveri meno poveri, alzando le pensioni minime..." sotto, scritto con uno spray nero, c'era un commento :"A Robin Hood....mavaffanculo." Beh, in Italia abbiamo sicuramente dei poeti.
ancorato a soluzioni istrioniche di dominio
un pittoresco esame d’autodistruzione interna
un abisso
differenza tra occhi chiusi ed occhi ciechi
consapevolezza d’esistere succhiando la vita
collasso di tutti i cromatismi ad un unico limite
sillogismi concentrici
l’imitazione del mio io felice
liquido
senza approssimazioni teoriche
ematico
...black note pt.1...
“Ti faccio vedere come ho duplicato Dio in due mosse…”
“Ma che cazzo dici?”
“Si, bastano due click e il gioco è fatto.”
“Tu sei scemo.”
“Senti questo, Panda, dice che ha duplicato Dio in due mosse.”
Panda si guarda attorno, non trova le cartine per il fumo.
Ce ne sono tre sul comodino di fronte al letto.
“Lolli, stronza, ti avevo detto di non buttare le cartine a cazzo per la camera.”
“Panda, fottiti, sono sul comodino.”
“Appunto.”
Panda si alza e va a prendere le cartine.
Guarda Guru.
“Ce ne vogliono almeno tre di mosse, per duplicarlo, il numero perfetto.”
Guru guarda Lolli che si trucca le unghie dei piedi.
Smalto viola.
-Che schifo-pensa.
Quando stava con me lo smalto se lo metteva nero.
“Panda, cazzo ti sei fumato pure tu?”
“Lo sanno tutti che Dio non è duplicabile.”
“Gli si crede oppure no, ma non si duplica.”
“Cazzo.”
Panda guarda Lolli che si mette lo smalto viola.
-Meglio di quando se lo metteva nero, e stava con quello stronzo di Guru- pensa mentre prende le tre cartine dal comodino.
“Stronzate, Dio si duplica eccome, e fra un po’ lo vedrai pure al Grande Fratello.”
“Solo che a Lui non mancheranno la mamma ed il papà.”
“Si, vabbeh.”
“Si, Lui è uno e trino.”
“Panda, vaffanculo.”
nevischia...e fra un pò mi tocca andare al lavoro...domani sera vado a vedere "The Passion", ad essere sinceri non mi attira molto: mi sa un pò di "americanata"...poi,magari, mi sbaglio...
mercoledì, aprile 14, 2004
lista:
-fare la spesa-vedere che cazzo ha la macchina ai tergicristalli-fare una doccia-caffè, che tanto domani faccio il pomeriggio...-telefonare a chi so io, e mandarlo ad esplorare la terga-guardare fuori dalla finestra per 5 minuti- uscire e tornare, possibilmente sano.
Is this what you wanted?
Is this what you had in mind?
Is this what you wanted?
Cuz this...this is what you're getting.
I hope, I hope, I hope you choke.
I still may. And I still may.
Be patient.
Sure, I still may...
the package contains: you, a strange kind of silence and some wasted opportunity...just this.
La differenza tra cinema e teatro? I popcorn. A teatro non sta bene mangiarli. -D.Mamet-
Certe volte, quando sono sui treni, mi prende una strana voglia di guardare fuori...cerco di capire il paesaggio...ma il treno continua. Non ho possibilità, viaggio.Certe volte mi rendo conto che sono parte del paesaggio, e vorrei capire quelli che mi guardano dal treno...ma non ho possibilità, sono in viaggio loro. Certe volte chiudo gli occhi e mi vedo all'angolo, stanco. Respiro.
note minimali di piano, una chitarra acustica in arpeggio circolare,costante; musica in crescendo...sussurrare di voci che s'incontrano...dipingere le pareti con muri verticali d'ombra.
I know the pieces fit cuz I watched them fall away
mildewed and smoldering, fundamental differing,
pure intention juxtaposed will set two lovers souls in motion
disintegrating as it goes testing our communication
the light that fueled our fire then has burned a hole between us so
we cannot see to reach an end crippling our communication.
I know the pieces fit cuz I watched them tumble down
no fault, none to blame it doesn't mean I don't desire to
point the finger, blame the other, watch the temple topple over.
To bring the pieces back together, rediscover communication.
The poetry that comes from the squaring off between,
And the circling is worth it.
Finding beauty in the dissonance.
"Schism" Tool
stasera ho due dubbi, e qui sta anche buttando neve...la Francia è uguale a come l'avevo lasciata 3 giorni fa...

questa "cosa" l'ha messa insieme Kinda (www.kinda.splinder.it) , il faccione è il mio,e si può fare ben poco...lei l'aveva pubblicata sul suo blog il mese scorso, io la riutilizzo, alla faccia mia...
grazie Kinda
domani, alle 6:00 partenza per la Francia (si torna al lavoro), sperando di non trovare troppo traffico...voglia zero.
tornato da Milano...è stata un notte movimentata, che non mi era mai capitato un casino del genere. Uno zingaro a suonare il violino nella metro, un marocchino a dargli 20 centesimi, gli altri niente.
l'ultimo pensiero è diventato rumore la stanza sembra sfumare oltre la porta un movimento nuovo concentra la sensazione di essere ovunque in this endless room fine dust clouds...
a friend in need's a friend indeed, a friend who bleeds is better, my friend confessed, she passed the test, and we will never sever...
domani, verso le quattro del pomeriggio parto e me ne vado a casa, vicino al lago...ci sto un paio di giorni e poi torno...che il 7 ho da fare a Milano...poche novità dal versante libri: "Budapest Swing Lovers" è ormai in uscita, e sto preparandomi alla "promozione"...forse un reading dalle parti di Bologna, a Milano, a Torino...ma dipenderà dall'accoglienza del libro...io sono ottimista, sono convinto di avere affilato gli artigli; le poche persone che hanno letto il libro in anteprima hanno confermato la cosa...ma si sa che il secondo album è sempre il più difficile nalla vita di un artista...
what you hear is not strictly what you see...di ritorno da molto lontano...di ritorno...con un colore appeso agli occhi...ed un sentimento di partenza fra le mani.
forse per scrivere bisogna essere un pò "non se stessi", quel tanto che basta per vedere "se stessi" dall'esterno e riderne a denti stretti, prendendosi alla gola come...stringendo forte.
...fra 10 minuti esco, la Francia è strana, a volte, ti aspetti il blu, e salta fuori un grigio spento...ma non fa freddo, almeno...al piccolo bar qui sotto ci sono due cameriere,che sorridono sempre, come tutte le cameriere. Vado a quello giù all'angolo, che la le cameriere sorridono sempre, ma il capuccino è migliore. Poi mi prendo il giornale e m'incazzo, sicuro come sto grigio spento. Francia.
sono nato il 7 Settembre del 77, alle 7 del mattino. Quest'anno arrivo a 27. La vita mi ha preso a pedate nel culo molte volte e a dire il vero ho ricambiato altrettante...ed è solo l'inizio...di strade ne ho prese tante,troppe forse, fino ad arrivare a sera col fiato spezzato...di strade ne ho cambiate parecchie, per la mia incapacità di andare sempre dritto: tendo a perdermi per sentieri secondari...che poi diventano primari, e divagano sui loro secondari....di macchine ne ho avute due...una Y10 ed una Uno...di gatti tre...di cani uno...non bevo la coca-cola, preferisco il chinotto...il vino che fa mio nonno mi piace...la birra tendo ad evitarla...non ho mai letto L'ulisse di Joyce, ma prima o poi lo farò...ah, mi sta sulle palle Costanzo.
Poco altro, sono quello che non vi ho detto.
E’ da un po’ di giorni che non passa minuto in cui io non pensi a quel vecchio slogan che diceva: “ Fate l’amore non fate la guerra.” Ecco, l’ultima cosa che ho pensato vedendo le immagini di una manifestazione a Berkeley-l’università più divertente del mondo- è che oggigiorno le posizioni riguardo quel vecchio slogan si sono assai complicate. Dunque: accanto al classico “Fate l’amore non fate la guerra”, ci metterei innanzitutto la sua versione disimpegnata, che si limita al perentorio invito: “Fate l’amore.” Basta.
Poi, c’è il pacifismo bacchettone o se volete ascetico di Karol Wojtyla: “Non fate la guerra. Ma non fate neanche l’amore.” Che poi in realtà il portavoce del Papa ha precisato: noi volevamo dire: “Non fate la guerra, non fate certamente l’amore, però ogni tanto la guerra si può fare. Quanto all’amore, solo se procreate.” Poi c’è la posizione che unisce battaglie presenti e battaglie del passato e dice: “Non fate la guerra, fate l’amore, ma usate il preservativo.” Venendo all’opposizione, c’è lo slogan un po’ futurista, certamente dannunziano che dice: “Fate l’amore e fate la guerra.”, accanto al quale sta la sua variante più guerrafondaia che dice: “ Fate la guerra, e in licenza, fate l’amore.” Infine c’è la posizione più dura, che chiameremo la posizione del crociato o talebano: “Fate la guerra e non fate l’amore.”
Io ho già scelto.
(m.coppola, a. piccinini, g. robertini)
questa notte faccio pace con il 60% del mio cuore...forse è solo una tregua.